Domenica 11 maggio la bandiera del Gussago (27 stagioni, dai pulcini alla prima squadra) ha tagliato il prestigioso traguardo di fedeltà. «Quota 500? Ci provo».
Se dici Gussago pensi subito a Fausto Ungaro. Perché ci sono legami che vanno oltre il campo, oltre il tempo, oltre le logiche del mercato. Le bandiere nei dilettanti esistono ancora, «Tino» è una di queste: è l’anima della squadra biancorossa, il miglior alfiere di quella maglia indossata in 400 occasioni. E solo in categoria, perché a contare anche le presenze nelle giovanili probabilmente il centrocampista gussaghese sfiorerebbe quota 1.000. Sempre e comunque con il biancorosso sulle spalle. Quella tra Ungaro ed il Gussago è una storia che dura da 33 anni: nel centro franciacortino è nato, a 6 anni è entrato nei Pulcini, a 16 l’esordio in Seconda, a quasi 33 è ancora il capitano. Anche se ha «tradito» il suo Comune per andare a convivere a Castegnato. Ma resta un amore d’altri tempi. Ungaro domenica ha raggiunto i 400 gettoni in campionato. Un traguardo che meritava una celebrazione a sorpresa. O quasi… «Quando sono arrivato al campo Antonini del Real Dor mi ha detto: “Dai, oggi vieni anche festeggiato”. Ed io: “Quale festa?!”. Ho mangiato un po’ la foglia, ma è stata comunque una giornata stupenda. Hanno giocato i più piccoli, poi siamo entrati in campo ad uno ad uno. Quando è toccato a me, i miei compagni avevano tutti la maglia con scritto “400, grazie capitano”. Mi tremano ancora le gambe».
Anche l’emozione non ha tempo. Come quelle che Ungaro ha provato nella sua lunga militanza in biancorosso: «Esordire a 16 anni è stato fantastico. Fu mister Amadori a farmi debuttare nel finale in una sfida di Seconda con l’Urago. L’anno seguente le giocai praticamente tutte, poi mi fermai per il servizio militare». Le gioie più grandi, però, sono arrivate dopo tanti anni: «Ci sono due partite che ricordo con affetto. Il primo derby di paese con il Solleone risolto da una mia rete ed un match a Villanuova del 2010, nell’anno del campionato vinto in Prima: feci un gran gol a giro, ancora non so come mi riuscì. Quello resta comunque il torneo più bello: c’erano tanti grandi come Vesperini, Bacchiocchi e Piovanelli e Bonomi in panchina». Già, proprio Bonomi. L’unico che fece traballare la liaison tra Ungaro ed il Gussago: «Non nascondo che quando andò a Calcio in Eccellenza mi chiamò. La tentazione c’era, ma la società non mi lasciò partire e io stesso ero dubbioso sul fatto di andare così lontano. Mi sarebbe piaciuto fare il salto, confrontarmi con un’altra realtà. Ma sono restato più che volentieri e alla fine credo proprio di chiudere qui: resto fin quando sarò utile alla causa, voglio sempre meritarmi il posto e non essere di peso. Nessuno dovrà dire che giocherò solo perché sono Tino e ho fatto tanti anni qui. Arrivare a quota 500? È lunga, ma finché il fisico e le motivazioni ci sono, io non mollo».
Fabio Tonesi
Fonte: Giornale di Brescia
Fotografie di Ivano Lattuchella
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